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Estrazione di un pezzo raku dal forno. Il pezzo verrà messo in una cassa chiusa per sviluppare gli effetti desiderati

Mairea, architetto, scultrice e ceramista, realizza sculture figurative. Le sue opere nascono da un dialogo costante tra intuizione e studio anatomico: forme modellate attraverso gesti istintivi vengono successivamente rifinite in alcuni dettagli, raggiungendo un equilibrio sottile tra espressività e rigore tecnico.

La sua ricerca artistica parla della linea transgenerazionale femminile e delle sue radici.

L’elemento cardine di tutta la sua poetica è la colonna vertebrale: asse che sostiene, custodisce, eredita e trasforma. A quattordici anni subisce un intervento di artrodesi lungo la spina dorsale con l’asportazione del processo spinoso di undici vertebre e l’inserimento di una barra di Harrington che l’ha resa quasi completamente rigida.

Da allora la colonna vertebrale diventa per l’artista metafora dell’esistenza umana, simbolo di un asse di identità che struttura il sé. Oltre ad essere luogo anatomico in cui l’impulso si trasforma in azione, è lì dove il femminile tace, custodendo ciò che non trova parole.

È un archivio silenzioso di emozioni trattenute, e paure antiche. La colonna diventa memoria di genealogie sommerse, un filo che attraversa spazio e tempo: ogni antenato è un nodo simbolico, ogni vertebra è un grado di libertà, di scelta, di responsabilità.

Con la sua opera, l’artista vuole risvegliare quel ricordo dell’anima ove si cela un ordine segreto, un senso mistico che si rivela solo a chi sceglie di sostare e di indagare il significato più vero dell’esistenza umana.Muovendosi tra forma e gesto, tra densità e leggerezza, le sue opere non raccontano una verità, ma aprono a un paesaggio interiore. Nella materia cerca l’eco del Sacro, di quell’energia primordiale che attraversa il vivente e ne unisce i frammenti. Vuole offrire a chi guarda la possibilità di riconnessione: un invito a sentire, a ricordare che esiste un significato profondo che chiede solo di essere ascoltato.

Laureata in Progettazione Architettonica al Politecnico di Milano esercita la professione di architetto durante più di vent’anni. L’incontro con il maestro Adelmo Zanotti, nel 2009, la introduce alla poesia fragile e luminosa della smaltatura Raku e segna una svolta definitiva nel suo percorso di artista plastica. Parallelamente approfondisce la Somatopsichica e la ricerca interiore, percorsi che trasformano la sua esperienza radicalmente, permettendole di rivedere tutta la sua storia in una più ampia prospettiva di scelta dell’anima, riportando ogni bisogno creativo verso un ascolto più profondo e più sacro di se stessa.

Tra i suoi riferimenti visivi vi sono la luce teatrale di Caravaggio, la gestualità essenziale di Van Gogh, la vibrante delicatezza della Pietà Rondanini di Michelangelo, il misticismo della Santa Teresa del Bernini.

Ha partecipato a diverse mostre, soprattutto nel territorio bresciano. La più significativa è stata la personale Notturno: Frammenti di invisibilità (2019), realizzata con il patrocinio della Sovrintendenza al Castello Carmagnola di Clusane, Brescia. Una sua opera è stata inoltre pubblicata nel catalogo della mostra Donarte (2018).

Oggi vive e lavora in Valcamonica (nel bresciano), dove ha il suo laboratorio.

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